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Arianna
"Ti sembra che una persona cambi da un momento all'altro ma è solo che le hai sovrapposto un'immagine per farla corrispondere a come la vorresti"
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domenica 30 agosto 2009



Qual è la malattia colorata di rubini, che chiude il canale dei tuoi sogni e lascia spazio alla cascata delle emozioni? Qual è quel micidiale morbo che ti accende il cuore, brucia il passato e dà al presente e al futuro il suo nome?

Pensavo di essere immune.
E invece sono una malata cronica.

sabato 29 agosto 2009





Succede anche a me.
Ho scoperto di avere un cuore quando l'ho visto drogarsi di te e marchiarsi con i tuoi occhi.

venerdì 26 giugno 2009

Verità

Non ho mai creduto che, in preda alla rabbia, si dicono cose che non si pensano davvero. Che bugia colossale. L'ira sfonda la porta dei pensieri che divengono sanguinose parole.

Ho sempre creduto che qualcuno avrebbe comunque compreso e che non avrebbe mai e poi mai sparato a salve. Mi sbagliavo. Anzi no. "Qualcuno" sono io. Tutti, prima o poi, ti sputano in faccia.

Ho bisogno di un inizio. Mi basta anche una fine.

mercoledì 17 giugno 2009


La mia vita è come un guardaroba. Ho lasciato che tutto lo spazio fosse di quello splendido abito rosso. Nient'altro intorno. Nè una tuta, né un paio di jeans, né una t-shirt.
La mia vita è un guardaroba. Posso appendervi qualsiasi cosa, ma starà lì, forzata nella mia indifferenza. I miei occhi saranno solo di quell'abito rosso. La mia pelle desidererà solo la sua stoffa setosa e aulente.






"...La favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude..."

domenica 5 aprile 2009

SoleLuna



Simbiotici. Noi.
Gennaio fuggiva sulla scia dei nostri passi mentre, ebbra di un'eterea incoscienza, scivolavo sul tuo bronzeo petto.
Le tremule luci del mio viso, smarrite nella teatrale irrealtà del nostro dramma, riflettevano il candore della timida Luna. Sussurrava incantesimi la selenica dama, vestendomi il corpo di candida incredulità. Tu, che amasti perdutamente il Sole tuo nella condanna di un perenne distacco, cedesti all'invidia, umana debolezza. Tu, donna defraudata della propria ragion d'essere, tacita testimone del mio verecondo Amor, perché mi privasti del respiro suo che riscaldava la nivea pelle?
Sognante, bramavo l'eternità di quell'attimo in cui lui, avvicinandomi a sé, mi elargiva il nobile sentimento di cui altra infelice fu spogliata.
Tu, avvolta in una crudele beltà, mi resi simile a te, che siedi nella notte, adagiata sul frigido trono della solitudine, indifferente alle seducenti stelle che ti corteggiano.
Ambrosia per me la sua virile fragranza di cui mai potrei esser sazia. Le sue mani mi cingono nella trepidante angoscia di vedermi volar via. I l suo cuore intona una dichiarazione d'Amore che si disegna sul rossor delle mie gote.
Il mondo attorno stride fonemi incomprensibili mentre, estasiati, ci nutriamo di eloquenti silenzi e discorsi dedalici nostri, arrancando nel timor della luce diurna. Il tempo trascorre, accelera, inganna. E noi, ormai distanti, perpetriamo la nostra fuga, ansiosi di carpire inconsistenti sicurezze.
Intanto tu, Luna mia, cedi la scena al tuo amato Sole. Bello, accecante, spietato. Trafigge gli occhi suoi di assurdo orgoglio, impedendo agli aurei raggi di insinuarsi, così che il frigido vento dell'indifferenza lo trascini via da me. Fatale fu quanto di più limpido rimase in noi, sepolto sotto le macerie dei giovanili errori. Infinitamente minuti fummo di fronte all'immensità del nostro Amore, finché il terrore di restarne vittime prese possesso di questi vili animi. Ora che, dall'altra parte del mondo, o Luna, assisti al nostro estenuante rincorrerci nei pensieri, il Sole sbeffeggia la stoltezza di noi che, unici sulla Terra a poterci completare, ci arrendiamo a tal misera esistenza.

lunedì 9 marzo 2009

Raccontami...

Raccontamelo tu, Amore mio, in una fredda sera di marzo, quando il vento avrà asciugato ogni lacrima. Raccontami di quando la mia pelle bruciava di voglia di te e il tuo respiro sfiorava ogni senso. Raccontami, sotto la calda coperta di timide stelle che ci sovrasta, le auree parole con cui mi adornavi l'anima spoglia. Raccontami, quando sarò stanca di scivolare sui ricordi, l'indissolubile nodo delle mie e tue mani. Racconta, su queste labbra pregne del tuo sapore, le laceranti attese e le lunghe corse nei pensieri e nei cuori. Raccontami. Non importa cosa. Ma parlami, sussurrami, suggeriscimi parole inespresse e pensami. Mi basta che tu specchi i tuoi occhi nell'oceano del mio Amore, sentendo le sue calde e tormentate acque avvolgerci e condurci laddove, soli, non abbiamo avuto il coraggio di arrivare. Amore, Amore, Amore. Tu, Amore che mi hai illuminato il volto. Amore, che hai arso ogni speranza col fuoco del freddo distacco. Amore, che questo cuore lo hai incatenato, gettando la chiave in un abissale addio. Amore, raccontami tutte le promesse, le speranze e poi, intrappolato nel mio incredulo sguardo, trova il coraggio di dirmi che era solo follia. Bugia, finzione, farsa. Sferra questo dardo mortale. Apri le mie palpebre abbandonate all'immaginazione di te e svela la grigia e nuda realtà. Amore mio, tu, che mi ha innalzato all'infinito con i tuoi baci. Tu, che vivi distrattamente in ogni gesto, immagine e melodia. Tu, Amore falsamente reale, raccontami. Semplicemente, raccontami di noi. Inventa così che io possa smettere un giorno di amarti. Raccontami, mentre vai via, e convincimi. Convincimi che era solo un gioco di bambino. Solo allora, quando la tua bocca avrà esaurito la sua sentenza, io smetterò di credere che tu, sogno mio, eri felicità. Raccontami, Amore, la prima cosa che ti passa per la mente. Racconta e poi lasciami andare. Amore.



Entrerò dentro ad un sogno, quando è già mattino
e per quel giorno tu mi porterai con te
Se hai giocato è uguale anche se ancora fa male
Ma se hai amato era amore e non è mai un errore
Era bello sentirti e tenerti vicino
Anche solo nella luce del mattino
E se hai mentito è uguale ma ora lasciami andare
Se hai amato l' amore non sarà mai l' errore
E' stato bello seguirti, rimanerti vicino
anche solo per lo spazio di un mattino.
- Non è mai un errore - Raf -

domenica 11 gennaio 2009

Sangue e cemento

Lo avverti. Sangue e cemento. Lo respiri. Breccia sotto le mani. E ancora sangue, sangue, sangue e cemento.
Un anonimo tuffo nel buio per uscir dall'apnea di questo giorno.
La terra umida sfrega la verginale pelle, mentre il freddo assassino la schiaffeggia cruentemente. La bocca, scrigno di chissà quali baci, assapora l'amara paura, l'acre terrore che non sia finita, che esista, oltre l'enigmatica oscurità, un domani.
Quali dannate e composte lacrime da sostituire a parole mai abbastanza esaurienti?
No, non può esserci. Non possono questi occhi schiudersi ad un nuovo giorno.
Non è la morte la spietata aguzzina. La vita. Con le sue attese, la sua carneficina di speranze. E' lei, la vita, che spintona, calpesta, frusta.
Ruba ossigeno un asfissiante nodo in gola, sintomatico di una grave colpa, del reato di aver mascherato con un non aver potuto un pusillanime non aver voluto. Non resta che attendere il giudice meschino di ogni azione. Il tempo. Strisciato via come una viscida serpe. Il tempo. Lascerà che la durezza di questo sangue misto a cemento inebrii la mia anima stanca, scagliandola nel baratro del nulla. O risollevandola a nuova vita. Perdonando. O accanendosi nuovamente.