
Simbiotici. Noi.
Gennaio fuggiva sulla scia dei nostri passi mentre, ebbra di un'eterea incoscienza, scivolavo sul tuo bronzeo petto.
Le tremule luci del mio viso, smarrite nella teatrale irrealtà del nostro dramma, riflettevano il candore della timida Luna. Sussurrava incantesimi la selenica dama, vestendomi il corpo di candida incredulità. Tu, che amasti perdutamente il Sole tuo nella condanna di un perenne distacco, cedesti all'invidia, umana debolezza. Tu, donna defraudata della propria ragion d'essere, tacita testimone del mio verecondo Amor, perché mi privasti del respiro suo che riscaldava la nivea pelle?
Sognante, bramavo l'eternità di quell'attimo in cui lui, avvicinandomi a sé, mi elargiva il nobile sentimento di cui altra infelice fu spogliata.
Tu, avvolta in una crudele beltà, mi resi simile a te, che siedi nella notte, adagiata sul frigido trono della solitudine, indifferente alle seducenti stelle che ti corteggiano.
Ambrosia per me la sua virile fragranza di cui mai potrei esser sazia. Le sue mani mi cingono nella trepidante angoscia di vedermi volar via. I l suo cuore intona una dichiarazione d'Amore che si disegna sul rossor delle mie gote.
Il mondo attorno stride fonemi incomprensibili mentre, estasiati, ci nutriamo di eloquenti silenzi e discorsi dedalici nostri, arrancando nel timor della luce diurna. Il tempo trascorre, accelera, inganna. E noi, ormai distanti, perpetriamo la nostra fuga, ansiosi di carpire inconsistenti sicurezze.
Intanto tu, Luna mia, cedi la scena al tuo amato Sole. Bello, accecante, spietato. Trafigge gli occhi suoi di assurdo orgoglio, impedendo agli aurei raggi di insinuarsi, così che il frigido vento dell'indifferenza lo trascini via da me. Fatale fu quanto di più limpido rimase in noi, sepolto sotto le macerie dei giovanili errori. Infinitamente minuti fummo di fronte all'immensità del nostro Amore, finché il terrore di restarne vittime prese possesso di questi vili animi. Ora che, dall'altra parte del mondo, o Luna, assisti al nostro estenuante rincorrerci nei pensieri, il Sole sbeffeggia la stoltezza di noi che, unici sulla Terra a poterci completare, ci arrendiamo a tal misera esistenza.